Un disco di pasta sottile, formaggio fresco che fila, frittura dorata e un miele amaro che spiazza al primo assaggio e conquista al secondo: la seada è il finale obbligato di ogni tavola sarda.
Dal salato al dolce
La seada nasce piatto povero e sostanzioso: formaggio di pecora appena cagliato chiuso nella sfoglia e fritto nello strutto — cena completa del pastore. Il miele è arrivato dopo, e con lui la promozione a dessert. La versione ogliastrina resta fedele: sfoglia sottilissima e formaggio leggermente inacidito, che contrasta il dolce.
Il miele che divide
Il corbezzolo fiorisce a novembre e regala un miele raro, amaro, quasi balsamico: c'è chi lo ama alla follia e chi ripiega sul millefiori. Il nostro consiglio: provate l'amaro almeno una volta — è il gusto vero della macchia mediterranea.
Dove mangiarle
Ovunque in Ogliastra, ma le migliori escono dalle cucine che tirano la sfoglia in casa: chiedete se sono "fatte in giornata". A fine cena, con un passito di Cannonau, chiudono il cerchio della cucina dei pastori.

